sabato 13 settembre 2008


CIMA TOSA O SENTIERO ORSI?


Il ritrovo è a piazzale Udine alle 8.00, dovremmo essere in 22 dice Roberto,nel frattempo che prepariamo le auto arrivano alcune telefonate di disdetta come spesso capita.Caricate le auto in 15 diretti verso Madonna di Campiglio.Per strada recuperiamo Bruno e Sissio. Giunti in Vallesinella davanti al rifugio omonimo alla valle, parcheggiamo le auto e aspettiamo che arrivino gli altri.Dal parcheggio ammiriamo maestosa la cima Brenta coperta da qualche nuvola, il meteo
da buone speranze.Sistemati gli zaini e indossati gli scarponi siamo pronti per iniziare il cammino nella Vallesinella.Saliamo nel fitto bosco di abeti e pini,il sentiero si presenta alquanto umido e bisogna prestare attenzione alle radici.Arriviamo davanti al rifugio Casinei ci concediamo una piccola sosta aspettando gli altri che procedono a un passo tranquillo.Dal rifugio Casinei imbocchiamo il sentiero 318 passando dal Croz dei Casinei il sentiero ci porta alla spettacolare galleria Bogani.
Da qui circa 30 minuti davanti al rifugio Brentei. Tutti contenti per le condizioni meteo favorevoli imbandiamo la tavola e ci concediamo uno spuntino sotto il sole.Davanti a noi la cima Tosa la nostra meta per domani.Gustato questo bel momento Roberto: (dai su ragazzi che ci raffreddiamo).Pronti per proseguire la bocchetta del Brenta ci aspetta.Sulla nostra sinistra il campanile basso e davanti il nevaio della bocchetta Brenta.Affronteremo con attenzione il primo tratto attrezzato con catene su roccia levigata altri salgono diretti nel canalone detritico.Giunti alla bocchetta davanti a noi il rifugio Tosa Pedrotti. Giunti al rifugio sistemiamo gli zaini nelle camere.Nel frattempo che il rifugista ci porta un the caldo,Roberto ritira le tessere e da inizio a una specie di concorso fotografico del tipo:
(cerca l’alpinista più giovane). La foto più giovane risulta la mia e non contenti come dei poliziotti mi chiedono la patente per vedere la mia foto da diciottenne.Intanto giravano tra le mani di ognuno
foto in bianco e nero di trenta o quaranta anni fa con diversi look e baffoni arrotolati.Questo si che è stato un bel concorso fotografico! Intanto le belle cameriere del Pedrotti un po alterati dal massiccio afflusso di alpinisti si affrettano a prendere gli ordini.E noi li belli comodi si parte col primo il menù è vario e molto invitante: canederli,tortelli,spaghetti al pomodoro,ognuno sceglie a suo gusto.Il secondo già cambia: polenta e cervo,salamella,cotoletta alla milanese.Ma attenzione Bruno osservando tutto ciò che la cameriera segnava sulla comanda si alza con aria severa e un tono di voce alto si rivolge a noi tutti: Vi piace la montagna? Vi piace la natura? E noi guardandolo allibiti rispondiamo di si.
Bruno: e allora non mangiate il cervo.Al momento non ho capito questo suo comportamento perché proprio io e il mio amico Giuseppe eravamo immersi in quel buon gusto di spezzatino di cervo aromatizzato con contorno di polenta.Dopo Bruno confessa a tutti che lui non mangi a selvaggina però mangia la cotoletta alla milanese allevata.E’ stata una dura battaglia con Bruno lui rimane sempre con la sua idea selvaggina. Va ! Più tardi arriveranno Andrea bionda ungherese del gruppo e Luca con la luce delle loro lampade frontali. Adesso ci tocca decidere il dafarsi per domani visto che le previsioni non danno nulla di buono speriamo almeno per una buona alba.La decisione di tutti: (cima Tosa).La notte trascorre al quanto tranquilla mi sveglio alle sei dopo una bella dormita colazione sei e trenta fuori dal rifugio scattiamo le foto all’alba di Molveno,le nuvole si susseguono e salgono lungo la valle. Il rifugista ci da le condizioni meteo,ci tocca solo decidere cima Tosa o sentiero Orsi? Per me prevale il buon senso e ricordo loro l’esperienza vissuta alla cima di Castello,alla fine si va per il sentiero Orsi.Tutto procede bene dopo circa un ora incominciamo a prendere acqua.Arrivati al sentiero attrezzato 303 della sega alta la pioggia diventa più intensa e le nuvole si abbassano fitte sul sentiero rendendo la visibilità scarsa.Per me le sensazioni cambiano mi torna in mente la cima di Castello.qualcuno dietro al gruppo immerso nella nebbia grida: aspettate!Procediamo con un buon passo guadando dei ruscelli cerchiamo tutti di stare vicini per non perdere la traccia o qualcuno del gruppo. Passiamo sotto lo spallone del Massodi il sentiero scavato nella roccia attrezzato con funi nuove, da qui a poco raggiungiamo la bocca del Tuckett,ci aspetta un tratto al quanto impervio.Inizia la discesa in un canale di cinquanta metri all’interno un ghiacciaio durissimo coperto da massi e detriti. La discesa si presenta molto scivolosa io e Andrea la bionda ungherese decidiamo di seguire la comoda traccia del sentiero situata a destra che porta comodamente al rifugio Tuckett. La visibilità è buona il brutto e ormai alle nostre spalle, il vento e forte ci asciuga i pantaloni.Facciamo una sosta al Tuckett per un the caldo intanto come di rito poniamo le nostre firme sul libro del rifugio.Adesso è ora di scendere in Vallesinella seguendo il sentiero 328 attraversando il passo Casinei.Giunti ad un incrocio seguiamo il sentiero 318 che ci porta al rifugio Casinei da qui circa trenta minuti raggiungiamo il parcheggio dove ci aspettano le auto.Arriva ancora qualche gocciolina di acqua ma a quanto sembra oggi non vuol dare tregua,intanto ci cambiamo, data l’ora 12.30 decidiamo di consumare il pranzo prima della partenza al rifugio Vallesinella.Primo piatto tortelli burro e salvia ma non basta secondo polenta e funghi (cucinano veramente bene).Anche qui con Bruno si apre una piccola parentesi sulla selvaggina, evitiamo il consumo di carne di cervo.Anche questa volta non siamo stati vaforiti dal meteo per compiere la nostra impresa alpinistica via normale cima Tosa.Contenti lo stesso del giro che siamo riusciti a chiudere. Dopo i saluti con i compagni si rientra a Milano.



Un saluto a tutti da Pep: Giuseppe, Luca, Andrea, Davide, Magda, Anna, Bruno, Michele, Roberto, Ignazio,Sissio, Enrico, Giannitv.

mercoledì 3 settembre 2008


LA TEMPESTOSA CIMA DI CASTELLO
5 Luglio sveglia alle 9:00 (orario insolito per noi alpinisti) ritrovo in piazzale Maciacchini
organizziamo le auto nel frattempo che qualcuno ritorna a casa a prendere il portafoglio.Partiamo alle 10:30 circa mentre qualcuno del gruppo è già andato avanti, ci aspetterà al rifugio dopo 2 ore circa di macchina raggiungiamo Chiavenna risaliamo la strada che ci porta verso il passo Maloja. Giunti Vicosoprano saliamo a Panzaira località dove ha inizio la nostra avventura. Parcheggiamo le auto, mettiamo gli scarponi e andiamo nel piazzale della funivia per fare i biglietti. La salita in funivia è un vero spettacolo, a un certo punto sorvoliamo un grosso canalone che a guardarci sotto fa pelle d’oca per alcuni (a me fa adrenalina) . Scesi dalla funivia sotto la diga del Lago Albigna ci aspetta una bella ragazza bionda per un intervista (nemmeno una parola in italiano) grazie amico Luz per la traduzione simultanea! Dopo un ora circa ci incamminiamo alla Capanna Albigna del C.A.S.(rifugio svizzero).Giunti alle 15 circa davanti a noi si apre uno scenario di colore grigio bianco ghiacciai e falesie (vi sono presenti tante vie di arrampicata posto molto frequentato da rocciatori attaccati su ogni spigolo come ragni).Sistemiamo gli zaini nella capanna e con l’amico Sissio e la bionda ungherese Andrea scriviamo l’elenco del gruppo per le varie sistemazioni in camera.Il gruppo si dilegua c’è chi scatta foto all’incantevole scenario chi sale verso il passo del Casnil-Dadent per sgranchire le gambe e c’è chi prende il sole.Nel frattempo goduti i paesaggi circostanti l’amico Sissio chiama in adunata davanti al rifugio per un corso di alpinismo accelerato.
Prende in ostaggio il povero Ignazio (futuro alpinista del gruppo) dando delle spiegazioni su come vengono formate le cordate,tra nodi a palla barcaioli e mezzi barcaioli forse si riesce a capire qualcosa,tutto ciò verrà applicato l’indomani,intanto è ora di cena e lo stomaco brontola,ci fiondiamo con le gambe sotto il tavolo sapendo che da queste parti si mangia poco bene: ecco qua il primo minestrone annacquato! (speriamo bene nel secondo).Lonza di maiale e altra carne con contorno di patatine tutto immerso in una salsina bianca (noi siamo abituati a piatti tipici) finalmente iniziamo a riempire qualche angolino,intanto il nostro amico Ignazio procede con i suoi studi di alimentazione biochimica (e io mangio) con il secondo facciamo il bis e contorno di insalata, a un certo punto la bella cameriera italiana mette sul tavolo una pentola con una specie di risotto al minestrone al quanto scotto (pensai e dissi! si ricomincia dal primo ma no! solo una rimanenza del minestrone) avendo ancora molto appetito abbiamo fatto fuori anche questa.
Dopo cena la serata trascorre davanti al rifugio tra risate e i racconti di Giovanni. Per L’indomani le previsioni non danno nulla di buono, intanto sistemiamo le nostre brande con tanto di sacco lenzuolo a ci apprestiamo a prendere posto. A inizio una breve notte insonne con il concerto dei russatori. La sveglia e per le 3.30 usciamo dal rifugio cielo stellato e temperatura intorno ai 15 gradi
Ci equipaggiamo di zaini e torce frontali e ci dirigiamo verso il sentiero (in parte attrezzato con catene e scale) e puntiamo verso la morena che sale ripida all’attacco del ghiacciaio di Castello.Alba colora di rosso le cime sovrastanti.Giunti alle 7.30 all’attacco del ghiacciaio vediamo i primi raggi di sole.Nel frattempo prepariamo le corde con i vari nodi ramponi e piccozze. Ognuno scegli e compagni di cordata in base all’esperienza,pronti via si parete intanto sul colle inizia a intravedersi qualche nuvola che presto si trasforma in acqua mista a neve.Proseguiremo fino al colle da li decideremo se andare avanti o meno.Il capo cordata dice si andiamo avanti ci seguono altre cordate il cielo diventa sempre più scuro,passato il colle ci tocca affrontare il nevaio con una pendenza di 30 gradi la fatica inizia a sentirsi andiamo su lentamente, le previsioni peggiorano e quasi giunti in cima superata la placca di roccia si scatena L’inferno tra neve mista ad acqua e saette riusciamo a scendere giù rapidamente verso il colle superato il colle sembra che la tempesta si calma,continua la discesa sul ghiacciaio i miei compagni di cordata avvertono i primi crampi uno perde il rampone dopo tocca a me crampi si va giù spediti verso l’uscita del ghiacciaio.Arrivati
all’uscita del ghiacciaio fradici di acqua finalmente il sole, ci sleghiamo e messa a posto l’attrezzatura inizia la discesa sulla morena baciata dal sole,intanto il cielo si fa di nuovo scuro, questa volta non scherza ognuno di noi procede con la propria andatura, giunti al basso della morena ricomincia la tempesta, (sono passate ormai quasi cinque ore scandite da un temporale impetuoso,in quei momenti si azzera la paura e si cerca di portare la pelle al rifugio) io proseguo a passo spedito incontro davanti a me gli altri amici di cordata che proseguono a passo lento dico loro di camminare più spediti mancano ancora 2.30 al rifugio,intanto l’intensità del temporale aumenta, il sentiero diventa una cascata unica passo sotto queste cascate senza neanche accorgermi non sono stanco ma la carica di adrenalina e tale che non sento neanche più il freddo.Mi aspettano ancora 300 m.di salita che porta al rifugio qui diventa tutto più faticoso il sentiero è un fiume di acqua e di fango vedo davanti a me il rifugio che diventa sempre più irraggiungibile ma io conosco bene le mie condizioni fisiche, a presto sarò davanti alla porta del rifugio con gli scarponi pieni d’ acqua.Entrato nel rifugio mi sembra di non aver fatto niente sono fresco come una rosa.Ci scambiamo saluti con gli amici per l’avventura vissuta insieme.Asciugati i nostri equipaggiamenti
ci beviamo la solita birra di rito raccontandoci la giornata passata sotto il temporale.Sono ormai le 16.30 intanto fuori si placa la tempesta siamo pronti per scendere a valle per recuperare le auto. Giunti alla funivia un po per volta scendiamo.Arrivati nel piazzale della funivia aspettiamo gli altri amici per i saluti e per la prossima Alpinistica.(la montagna crea dei legami forti tra persone soprattutto quando si vivono queste avventure ).