LA TEMPESTOSA CIMA DI CASTELLO
5 Luglio sveglia alle 9:00 (orario insolito per noi alpinisti) ritrovo in piazzale Maciacchini
organizziamo le auto nel frattempo che qualcuno ritorna a casa a prendere il portafoglio.Partiamo alle 10:30 circa mentre qualcuno del gruppo è già andato avanti, ci aspetterà al rifugio dopo 2 ore circa di macchina raggiungiamo Chiavenna risaliamo la strada che ci porta verso il passo Maloja. Giunti Vicosoprano saliamo a Panzaira località dove ha inizio la nostra avventura. Parcheggiamo le auto, mettiamo gli scarponi e andiamo nel piazzale della funivia per fare i biglietti. La salita in funivia è un vero spettacolo, a un certo punto sorvoliamo un grosso canalone che a guardarci sotto fa pelle d’oca per alcuni (a me fa adrenalina) . Scesi dalla funivia sotto la diga del Lago Albigna ci aspetta una bella ragazza bionda per un intervista (nemmeno una parola in italiano) grazie amico Luz per la traduzione simultanea! Dopo un ora circa ci incamminiamo alla Capanna Albigna del C.A.S.(rifugio svizzero).Giunti alle 15 circa davanti a noi si apre uno scenario di colore grigio bianco ghiacciai e falesie (vi sono presenti tante vie di arrampicata posto molto frequentato da rocciatori attaccati su ogni spigolo come ragni).Sistemiamo gli zaini nella capanna e con l’amico Sissio e la bionda ungherese Andrea scriviamo l’elenco del gruppo per le varie sistemazioni in camera.Il gruppo si dilegua c’è chi scatta foto all’incantevole scenario chi sale verso il passo del Casnil-Dadent per sgranchire le gambe e c’è chi prende il sole.Nel frattempo goduti i paesaggi circostanti l’amico Sissio chiama in adunata davanti al rifugio per un corso di alpinismo accelerato.
Prende in ostaggio il povero Ignazio (futuro alpinista del gruppo) dando delle spiegazioni su come vengono formate le cordate,tra nodi a palla barcaioli e mezzi barcaioli forse si riesce a capire qualcosa,tutto ciò verrà applicato l’indomani,intanto è ora di cena e lo stomaco brontola,ci fiondiamo con le gambe sotto il tavolo sapendo che da queste parti si mangia poco bene: ecco qua il primo minestrone annacquato! (speriamo bene nel secondo).Lonza di maiale e altra carne con contorno di patatine tutto immerso in una salsina bianca (noi siamo abituati a piatti tipici) finalmente iniziamo a riempire qualche angolino,intanto il nostro amico Ignazio procede con i suoi studi di alimentazione biochimica (e io mangio) con il secondo facciamo il bis e contorno di insalata, a un certo punto la bella cameriera italiana mette sul tavolo una pentola con una specie di risotto al minestrone al quanto scotto (pensai e dissi! si ricomincia dal primo ma no! solo una rimanenza del minestrone) avendo ancora molto appetito abbiamo fatto fuori anche questa.
Dopo cena la serata trascorre davanti al rifugio tra risate e i racconti di Giovanni. Per L’indomani le previsioni non danno nulla di buono, intanto sistemiamo le nostre brande con tanto di sacco lenzuolo a ci apprestiamo a prendere posto. A inizio una breve notte insonne con il concerto dei russatori. La sveglia e per le 3.30 usciamo dal rifugio cielo stellato e temperatura intorno ai 15 gradi
Ci equipaggiamo di zaini e torce frontali e ci dirigiamo verso il sentiero (in parte attrezzato con catene e scale) e puntiamo verso la morena che sale ripida all’attacco del ghiacciaio di Castello.Alba colora di rosso le cime sovrastanti.Giunti alle 7.30 all’attacco del ghiacciaio vediamo i primi raggi di sole.Nel frattempo prepariamo le corde con i vari nodi ramponi e piccozze. Ognuno scegli e compagni di cordata in base all’esperienza,pronti via si parete intanto sul colle inizia a intravedersi qualche nuvola che presto si trasforma in acqua mista a neve.Proseguiremo fino al colle da li decideremo se andare avanti o meno.Il capo cordata dice si andiamo avanti ci seguono altre cordate il cielo diventa sempre più scuro,passato il colle ci tocca affrontare il nevaio con una pendenza di 30 gradi la fatica inizia a sentirsi andiamo su lentamente, le previsioni peggiorano e quasi giunti in cima superata la placca di roccia si scatena L’inferno tra neve mista ad acqua e saette riusciamo a scendere giù rapidamente verso il colle superato il colle sembra che la tempesta si calma,continua la discesa sul ghiacciaio i miei compagni di cordata avvertono i primi crampi uno perde il rampone dopo tocca a me crampi si va giù spediti verso l’uscita del ghiacciaio.Arrivati
all’uscita del ghiacciaio fradici di acqua finalmente il sole, ci sleghiamo e messa a posto l’attrezzatura inizia la discesa sulla morena baciata dal sole,intanto il cielo si fa di nuovo scuro, questa volta non scherza ognuno di noi procede con la propria andatura, giunti al basso della morena ricomincia la tempesta, (sono passate ormai quasi cinque ore scandite da un temporale impetuoso,in quei momenti si azzera la paura e si cerca di portare la pelle al rifugio) io proseguo a passo spedito incontro davanti a me gli altri amici di cordata che proseguono a passo lento dico loro di camminare più spediti mancano ancora 2.30 al rifugio,intanto l’intensità del temporale aumenta, il sentiero diventa una cascata unica passo sotto queste cascate senza neanche accorgermi non sono stanco ma la carica di adrenalina e tale che non sento neanche più il freddo.Mi aspettano ancora 300 m.di salita che porta al rifugio qui diventa tutto più faticoso il sentiero è un fiume di acqua e di fango vedo davanti a me il rifugio che diventa sempre più irraggiungibile ma io conosco bene le mie condizioni fisiche, a presto sarò davanti alla porta del rifugio con gli scarponi pieni d’ acqua.Entrato nel rifugio mi sembra di non aver fatto niente sono fresco come una rosa.Ci scambiamo saluti con gli amici per l’avventura vissuta insieme.Asciugati i nostri equipaggiamenti
ci beviamo la solita birra di rito raccontandoci la giornata passata sotto il temporale.Sono ormai le 16.30 intanto fuori si placa la tempesta siamo pronti per scendere a valle per recuperare le auto. Giunti alla funivia un po per volta scendiamo.Arrivati nel piazzale della funivia aspettiamo gli altri amici per i saluti e per la prossima Alpinistica.(la montagna crea dei legami forti tra persone soprattutto quando si vivono queste avventure ).
5 Luglio sveglia alle 9:00 (orario insolito per noi alpinisti) ritrovo in piazzale Maciacchini
organizziamo le auto nel frattempo che qualcuno ritorna a casa a prendere il portafoglio.Partiamo alle 10:30 circa mentre qualcuno del gruppo è già andato avanti, ci aspetterà al rifugio dopo 2 ore circa di macchina raggiungiamo Chiavenna risaliamo la strada che ci porta verso il passo Maloja. Giunti Vicosoprano saliamo a Panzaira località dove ha inizio la nostra avventura. Parcheggiamo le auto, mettiamo gli scarponi e andiamo nel piazzale della funivia per fare i biglietti. La salita in funivia è un vero spettacolo, a un certo punto sorvoliamo un grosso canalone che a guardarci sotto fa pelle d’oca per alcuni (a me fa adrenalina) . Scesi dalla funivia sotto la diga del Lago Albigna ci aspetta una bella ragazza bionda per un intervista (nemmeno una parola in italiano) grazie amico Luz per la traduzione simultanea! Dopo un ora circa ci incamminiamo alla Capanna Albigna del C.A.S.(rifugio svizzero).Giunti alle 15 circa davanti a noi si apre uno scenario di colore grigio bianco ghiacciai e falesie (vi sono presenti tante vie di arrampicata posto molto frequentato da rocciatori attaccati su ogni spigolo come ragni).Sistemiamo gli zaini nella capanna e con l’amico Sissio e la bionda ungherese Andrea scriviamo l’elenco del gruppo per le varie sistemazioni in camera.Il gruppo si dilegua c’è chi scatta foto all’incantevole scenario chi sale verso il passo del Casnil-Dadent per sgranchire le gambe e c’è chi prende il sole.Nel frattempo goduti i paesaggi circostanti l’amico Sissio chiama in adunata davanti al rifugio per un corso di alpinismo accelerato.
Prende in ostaggio il povero Ignazio (futuro alpinista del gruppo) dando delle spiegazioni su come vengono formate le cordate,tra nodi a palla barcaioli e mezzi barcaioli forse si riesce a capire qualcosa,tutto ciò verrà applicato l’indomani,intanto è ora di cena e lo stomaco brontola,ci fiondiamo con le gambe sotto il tavolo sapendo che da queste parti si mangia poco bene: ecco qua il primo minestrone annacquato! (speriamo bene nel secondo).Lonza di maiale e altra carne con contorno di patatine tutto immerso in una salsina bianca (noi siamo abituati a piatti tipici) finalmente iniziamo a riempire qualche angolino,intanto il nostro amico Ignazio procede con i suoi studi di alimentazione biochimica (e io mangio) con il secondo facciamo il bis e contorno di insalata, a un certo punto la bella cameriera italiana mette sul tavolo una pentola con una specie di risotto al minestrone al quanto scotto (pensai e dissi! si ricomincia dal primo ma no! solo una rimanenza del minestrone) avendo ancora molto appetito abbiamo fatto fuori anche questa.
Dopo cena la serata trascorre davanti al rifugio tra risate e i racconti di Giovanni. Per L’indomani le previsioni non danno nulla di buono, intanto sistemiamo le nostre brande con tanto di sacco lenzuolo a ci apprestiamo a prendere posto. A inizio una breve notte insonne con il concerto dei russatori. La sveglia e per le 3.30 usciamo dal rifugio cielo stellato e temperatura intorno ai 15 gradi
Ci equipaggiamo di zaini e torce frontali e ci dirigiamo verso il sentiero (in parte attrezzato con catene e scale) e puntiamo verso la morena che sale ripida all’attacco del ghiacciaio di Castello.Alba colora di rosso le cime sovrastanti.Giunti alle 7.30 all’attacco del ghiacciaio vediamo i primi raggi di sole.Nel frattempo prepariamo le corde con i vari nodi ramponi e piccozze. Ognuno scegli e compagni di cordata in base all’esperienza,pronti via si parete intanto sul colle inizia a intravedersi qualche nuvola che presto si trasforma in acqua mista a neve.Proseguiremo fino al colle da li decideremo se andare avanti o meno.Il capo cordata dice si andiamo avanti ci seguono altre cordate il cielo diventa sempre più scuro,passato il colle ci tocca affrontare il nevaio con una pendenza di 30 gradi la fatica inizia a sentirsi andiamo su lentamente, le previsioni peggiorano e quasi giunti in cima superata la placca di roccia si scatena L’inferno tra neve mista ad acqua e saette riusciamo a scendere giù rapidamente verso il colle superato il colle sembra che la tempesta si calma,continua la discesa sul ghiacciaio i miei compagni di cordata avvertono i primi crampi uno perde il rampone dopo tocca a me crampi si va giù spediti verso l’uscita del ghiacciaio.Arrivati
all’uscita del ghiacciaio fradici di acqua finalmente il sole, ci sleghiamo e messa a posto l’attrezzatura inizia la discesa sulla morena baciata dal sole,intanto il cielo si fa di nuovo scuro, questa volta non scherza ognuno di noi procede con la propria andatura, giunti al basso della morena ricomincia la tempesta, (sono passate ormai quasi cinque ore scandite da un temporale impetuoso,in quei momenti si azzera la paura e si cerca di portare la pelle al rifugio) io proseguo a passo spedito incontro davanti a me gli altri amici di cordata che proseguono a passo lento dico loro di camminare più spediti mancano ancora 2.30 al rifugio,intanto l’intensità del temporale aumenta, il sentiero diventa una cascata unica passo sotto queste cascate senza neanche accorgermi non sono stanco ma la carica di adrenalina e tale che non sento neanche più il freddo.Mi aspettano ancora 300 m.di salita che porta al rifugio qui diventa tutto più faticoso il sentiero è un fiume di acqua e di fango vedo davanti a me il rifugio che diventa sempre più irraggiungibile ma io conosco bene le mie condizioni fisiche, a presto sarò davanti alla porta del rifugio con gli scarponi pieni d’ acqua.Entrato nel rifugio mi sembra di non aver fatto niente sono fresco come una rosa.Ci scambiamo saluti con gli amici per l’avventura vissuta insieme.Asciugati i nostri equipaggiamenti
ci beviamo la solita birra di rito raccontandoci la giornata passata sotto il temporale.Sono ormai le 16.30 intanto fuori si placa la tempesta siamo pronti per scendere a valle per recuperare le auto. Giunti alla funivia un po per volta scendiamo.Arrivati nel piazzale della funivia aspettiamo gli altri amici per i saluti e per la prossima Alpinistica.(la montagna crea dei legami forti tra persone soprattutto quando si vivono queste avventure ).
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